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Gestionale commercialista: cosa fa, cosa non fa, cosa serve sopra

Il gestionale non è il problema di uno studio. È la spina dorsale. Il problema è trattarlo come se fosse anche la testa.

Un gestionale registra ciò che è accaduto. La decisione di domani vive altrove.

Quando un titolare di studio commercialista cerca online "gestionale commercialista" o "software gestionale per commercialista", di solito cerca di fare una delle tre cose: confrontare TeamSystem e Datev per una sostituzione, valutare gestionali più recenti come Aruba, GB Software o Blustring, oppure capire se il gestionale che ha già sta esprimendo tutto il potenziale. In nessuno di questi casi, chi cerca sta ponendosi la domanda che in realtà conta di più: se, posseduto un buon gestionale, stia mancando qualcos'altro.

È una domanda che di solito non viene posta ai fornitori, per un motivo semplice: il fornitore del gestionale ha tutto l'interesse a farvi credere che il gestionale sia sufficiente, e ha margine economico su ogni modulo aggiuntivo che vi vende. La domanda "cosa non fa il gestionale" non è nel suo interesse.

Il gestionale come spina dorsale amministrativa

Il gestionale commercialista fa, bene, tutto quello per cui è stato pensato. Registra le scritture contabili. Gestisce libri contabili, bilanci, dichiarazioni fiscali. Produce modelli, comunicazioni, adempimenti. Archivia e classifica i documenti fiscali dei clienti. Integra con le banche, con l'Agenzia delle Entrate, con i sistemi di fatturazione elettronica. Calcola ritenute, paghe, compensi. Tutto questo è necessario e, nella grande maggioranza dei casi, è fatto bene.

Un buon gestionale è la spina dorsale amministrativa dello studio. Togliendolo, lo studio si ferma. Per questo occupa la quota più rilevante del budget IT e per questo, giustamente, la scelta del gestionale è una decisione strategica. Sostituirlo costa tempo, formazione, rischi di migrazione dati.

Questo quadro, però, nasconde un fatto importante che si vede solo osservando lo studio da dentro: il gestionale registra quello che è già accaduto, non aiuta a decidere quello che dovrebbe accadere. Questa distinzione non è un dettaglio semantico. È la linea che separa due tipi di software totalmente diversi, che fanno cose complementari e non sostituibili.

Dove vive il lavoro che il gestionale non copre

Pensate alla settimana tipo di un collaboratore senior di uno studio commercialista di sei persone. Al lunedì mattina apre il gestionale e controlla le scadenze della settimana. Sa già che sette clienti devono ricevere un richiamo per documenti mancanti in vista della dichiarazione IVA del 16. Qualcuno di questi ha già ricevuto due richiami il mese scorso. Qualcuno ha un rapporto storicamente delicato con lo studio e richiede un tono diverso. Uno ha cambiato consulente finanziario a marzo, e potrebbe avere documenti nuovi da segnalare.

Tutte queste informazioni non sono nel gestionale. Sono nella testa del senior. Le ha accumulate negli anni, le rievoca al bisogno, le usa per decidere come scrivere a ciascun cliente. Il gestionale lo supporta nell'inviare un modello di richiamo standard. Non lo supporta nello scegliere il tono, nel ricordare che il cliente Tizio aveva avuto una discussione l'anno scorso, nel proporre una formulazione che eviti la fretta percepita come pressione.

Questo è il tipo di lavoro che, nello studio, si chiama "relazione con il cliente" e che in molti studi è concentrato su una o due persone. La resistenza a delegarlo nasce dal fatto che non è documentato da nessuna parte: chi lo fa sa come si fa, ma non lo sa dire in modo trasferibile. L'informazione rilevante non è nel gestionale, è distribuita tra email archiviate, post-it, conversazioni telefoniche, riunioni interne mai verbalizzate.

Prendete una situazione concreta. Uno studio commercialista con circa trecento clienti attivi gestisce, in una settimana normale di giugno (dichiarazioni in avvicinamento), tra le centocinquanta e le duecento email in arrivo. Di queste, circa il sessanta per cento sono comunicazioni di routine: documenti inviati, risposte a quesiti standard, conferme di ricezione, richieste di appuntamento. Il resto sono situazioni che richiedono giudizio.

Oggi, nella maggior parte degli studi, tutte e duecento le email passano attraverso lo stesso canale e vengono lette dallo stesso collaboratore o dal senior. Il tempo dedicato allo smistamento e alla risposta standard è tempo sottratto al lavoro di valore. Un senior con vent'anni di esperienza passa un'ora al giorno su email che, in ultima analisi, potrebbero essere gestite con un sistema che conosce lo studio e sa distinguere le categorie.

Il gestionale non fa questo lavoro. Non è stato progettato per farlo. Ed è la ragione per cui il tempo del senior resta sovraccarico anche quando il gestionale funziona perfettamente.

Cosa serve sopra il gestionale

Uno strato che chiamiamo, in mancanza di un termine italiano migliore, operativo-cognitivo. Non è un altro software separato. È un sistema che si appoggia sulle stesse informazioni che il gestionale già gestisce (anagrafiche clienti, scadenze, storico documenti) e aggiunge quello che il gestionale non contiene: il sapere aziendale strutturato.

Questo strato sa chi è il cliente Rossi oltre ai suoi numeri di bilancio. Sa che Rossi tende a ricevere male i richiami via email e risponde meglio alle telefonate. Sa che lo studio ha un modo specifico di scrivere ai clienti del settore agricolo, diverso da quello per i clienti del commercio. Sa che la frase "vi invitiamo cortesemente" è bandita perché il partner fondatore dello studio la trova suonare fredda. Sa che il collega Bianchi è l'unico che ha lavorato con Rossi e quindi ogni escalation passa da lui, anche quando è in ferie.

Queste conoscenze, oggi, vivono in due posti: nella testa dei senior e nei corridoi. Entrambi i posti hanno un problema strutturale. La testa dei senior non è condivisibile al volo: quando serve, l'informazione deve essere chiesta, se ne disponibile. I corridoi generano varianza: ciascuno adatta la conoscenza generale alla sua lettura personale, e lo studio parla con più voci.

Uno strato operativo-cognitivo rende questa conoscenza disponibile a tutti i collaboratori e, in casi selezionati, anche a strumenti automatizzati che gestiscono parti di comunicazione al posto dei senior. Non significa che i senior smettano di decidere. Significa che non devono essere consultati per ogni decisione che, una volta presa, è replicabile.

Non si compra. Si sedimenta. È un lavoro che inizia con una conversazione: mappare quali informazioni lo studio usa per prendere decisioni, dove queste informazioni vivono oggi, chi le detiene, quali sono a rischio di andare perse (tipicamente con chi va in pensione, cambia studio, si riduce di giorni). Da questa mappa emerge un piano di strutturazione, che non è mai totale: non si struttura tutto, si struttura quello che ha impatto.

Le aree che di solito ritornano in cima ai piani di strutturazione per uno studio commercialista sono quattro. Le categorie di clienti, cioè come lo studio distingue i clienti oltre al settore economico (per comportamento, per sensibilità, per storia relazionale). Le procedure di risposta ai quesiti ricorrenti, cioè cosa si risponde quando arrivano le stesse dieci domande che arrivano ogni anno. Le regole di escalation interna, cioè chi risponde a cosa, quando, con quale tono. Lo stile di scrittura dello studio, cioè quali parole, quali formule, quali tonalità caratterizzano la comunicazione verso fuori.

Queste quattro aree sembrano astratte finché non si siedono con il titolare e si inizia a scriverle. Nel momento in cui lo si fa, emergono decine di micro-decisioni che lo studio prende ogni giorno senza essersene mai accorto. La categoria "cliente commerciale al dettaglio" richiede un tono diverso rispetto alla categoria "professionista indipendente", e il senior lo sa, ma nessun documento lo dice. La risposta standard a "quanto costa la vostra consulenza?" dipende dal settore del richiedente, e il senior lo sa, ma nessuno ha mai scritto le quattro-cinque varianti accettabili. Mettere tutto questo in forma esplicita non cambia solo la vita dei collaboratori nuovi; chiarifica allo studio come ragiona su sé stesso.

Fatto questo lavoro, lo studio è pronto a introdurre sopra il gestionale strumenti che fanno leva su quella conoscenza. Non prima. Introdurre strumenti prima è il motivo per cui molti studi hanno provato l'AI e si sono fermati: senza la struttura, lo strumento lavora a vuoto.

Un titolare che investe altri ventimila euro in nuovi moduli del suo gestionale si muove nell'ambito familiare: chiede al fornitore di aggiungere funzionalità e paga di più lo stesso strato. Continua a fare meglio quello che già faceva.

Un titolare che investe, anche solo una parte di quella cifra, nella strutturazione dello strato operativo-cognitivo si sposta su un altro piano. Non fa meglio quello che già faceva; comincia a fare qualcosa che prima non faceva affatto. È una decisione strategica, non una scelta di prodotto.

La differenza si vede a due anni. Lo studio che ha investito solo nel gestionale è più efficiente del dieci-quindici per cento sulle operazioni amministrative. Lo studio che ha investito nella strutturazione dello strato sopra ha rimesso il senior in carica delle decisioni che contano e ha liberato capacità sulle operazioni replicabili. La distanza cresce nel tempo, non si riduce, perché la conoscenza strutturata è un asset che si accumula, mentre l'efficienza del gestionale raggiunge presto un plafond.

Se la vostra settimana tipo assomiglia a quella del senior descritto sopra, con molto tempo speso in comunicazioni ripetitive e molta conoscenza che vive solo nelle teste, il passo successivo non è cambiare gestionale. È mappare quello strato che il gestionale non copre. È una diagnosi che si fa insieme, in una conversazione di quarantacinque minuti, e produce un documento utile a prescindere da cosa deciderete dopo.

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